giovedì 3 maggio 2012

VENTOANIMASPIRITOARIA


Sia il termine “anima” sia il termine “spirito” derivano dalle parole greche e latine per “aria”, “vento”. Anima viene da anemos che in greco significa “vento”. Spirito viene dal latino spiritus, il cui primo senso è quello di “aria che spira”, e in Greco si dice pneuma, a sua volta “aria”, “vento”. Le lingue classiche ci aiutano a capire che lo specifico della vita umana (anima, spirito) è la libertà (aria, vento).”.
L’etimologia delle parole è importante per giungere ad un significato puro, genuino, che tocca l’essenziale. Toccare ė un gesto reciproco, ė con-tatto, quello che vorrei procurare io quando scrivo. A me stessa in primo luogo, nel senso di un con-tatto con la mia interiorità, e a chi legge in modo da aprire uno spiraglio alla relazione. Quando mi metto in contatto con ciò che ho dentro le mie mani reagiscono nonostante l’aria stantìa che spira nel quotidiano e la mia anima torna a librarsi come un e- vento. Sento quindi la necessità, in questo processo, di scarnificare certe parole, togliere la pelle che un uso improprio, superficiale, di puro abbellimento, ha fatto indossare loro. La parola Libertà ad esempio.
Sospinta dal vento ritorno oggi a registrare un flebile battito, libertà che si affaccia sul presente. Il suo moto non è identificabile sulla linea del tempo. Essa parte, e torna, da uno spazio, il più intimo, il più profondo. Qualcuno lo chiama cuore e le pulsioni che ne derivano sentimenti. Questo viaggio era partito proprio come tentativo di espressione di un Essere/Libertà che sgorga dal cuore, fonte di ogni Sentire. Un Essere che mi aveva chiamato, e-vocato, all’azione.
L’azione ė stata in primo luogo quella di partire in un paese che non conoscevo e che mai avrei pensato di visitare, soprattutto per la notevole distanza. Le Filippine quindi, isola di Negros Occidentale, Pontevedra, in un convento di suore francescane. Molti hanno ironizzato non tanto sulla causa paese, quanto sulla scelta del convento: “Non vorrai farti suora?”  è stata la domanda ricorrente a cui ho dovuto rispondere con altrettanta ironia. Ammetto  che la mia ė stata una scelta insolita non avendo mai avuto una vocazione religiosa, ora meno che mai. Evitando di approfondire ora le ragioni precise di questa scelta, mi servo comunque del termine vocazione, come tanti altri impoverito e spogliato di sostanza. Vocazione è in primo luogo un appello del cuore che nasce dall’ascolto di ciò che si ha dentro. In questo senso e-vocare, portare fuori.
Io, proprio nel momento in cui ho deciso di rispondere a questa chiamata, mi sono sentita veramente Libera. Si è verificato in altri termini un gettito di cassa interiore, ho sperimentato quella Libertà intesa come “fantasia, caos creativo, libera trasgressione” che si staglia su una responsabilità esercitata “all’insegna di valori del tutto diversi rispetto a necessità, forza, autorità, perfezione, e simili piuttosto a gratuità, fragilità, autenticità, processualità dinamica”. Il mio Spirito ha acquistato allora vigore e calore, hanno funzionato i cinque sensi e la mia anima si è messa in viaggio.
Da poco ho realizzato perchè sono qui e perchè la mia esistenza ha vissuto finora di continue partenze e ritorni. Per un atto di ricongiungimento. L’uomo nasce libero ma è dovunque in catene, scriveva Rousseau. Io sono in catene se non Sogno, non Amo, non Sento, non Ascolto, se non chiedo e non mi domando. Tutto questo avviene quando sono ferma e pure quando sono in viaggio.[1]
Accade che la mia anima mi precede lungo il cammino. Lei va, io resto. A volte ne perdo completamente le tracce e sento il bisogno di riacciuffarla. Credo sia la mia priorità esistenziale, ecco. Perchè sono qui? Lei mi aspettava.



Presto non potrò più raccontare. Saremo in VOLO. Allora trovarsi in paradiso o in inferno non avrà molta importanza. Conterà solamente ESSERE…LIBERA.



NOTA: le citazioni e le riflessioni di questo post sono tratte dalla lettura di un libro che consiglio VIVAMENTE a chiunque sente che la propria vita non è un viaggio in solitaria nè una passeggiata in superficie ansando e dimenandosi per battere sul tempo la fine (paradossale se il tempo è scandito dale lancette), quanto piuttosto un’Esperienza il cui sentimento cela “una profondità e una larghezza dell’esistenza ben maggiori di quanto attestano i sensi usuali”. Il libro si intitola “Io e Dio” del teologo Vito Mancuso.



[1] Nel film Caos Calmo, memorabile la scena che ritrae Nanni Moretti seduto su una panchina di un parco e ad un amico che lo accusa di non poter continuare a star seduto lì tutto il giorno, Moretti risponde muovendo la mano a medusa: “Io non sto fermo, mi muovo”.

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