giovedì 5 gennaio 2012

ERNESTO BALDUCCI

 
“Di tanto in tanto mi capitava di scendere dal letto,
al suono della campanella,
per osservare nel buio accendersi una dopo l’altra le minuscole finestre delle celle e poi spegnersi. 

 


Ora mi spiego il fascino di quello spettacolo notturno che mi godevo da solo, quasi furtivamente. 



 



Era come se mi affacciassi all’altro versante della vita, dove il tempo ha ritmi diversi dal nostro; 



                                


 

       
è un tempo inutile,
   è il tempo dell’ESSERE,
il tempo che gira su se stesso con il passo di danza,
e non si cura del nostro   che è il tempo dell’esistere.
         


Potrei dire che io, da quella finestra non mi sono mai mosso”.

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