Lolo Federico ha chiamato la Morte per nome, l'ha cercata, l'ha accarezzata. Sedeva tra noi nei nostri ultimi incontri ed io l'avrei afferrarta e cacciata nei campi, lontano, se solo avesse assunto sembianze umane. La sua prepotente presenza non m'ha peraltro permesso di portare a compimento una promessa che Lui, con spirito supplichevole - “T'aspetto la settimana prossima è? Ricordati!” -, m'aveva sfilato un giorno: suonargli e cantargli una canzone.
“La stagione dell'Amore” di Battiato. L'avevo riposta nel fodero della chitarra convinta dell'ineluttabilità del momento del trapasso, invece: “nuove possiblità per conoscersi...”, misera ricompensa per le ore regalate all'immobilità del tempo nello spazio, persi entrambi non si sa bene dove, non si sa bene quando.
Il suo viso è cambiato in questo tempo, come cambiano le risaie infuriate dalle piogge, colme di nuovi chicchi, colorano i campi di verdi spighe.
Solchi sempre più profondi hanno scavato la sua pelle delicata, inasprendo lo sguardo, gelato da occhi d'un grigio buio e irrisoluto.
Venerdì scorso, mentre gli lavavo le gambe, esili radici di una pianta ormai appassita, un acre odore m'ha afferrato le narici. Era l' odore della pelle bruciata dal sole furibondo, negli anni di gioventù trascorsi a vagabondare in luoghi mitici, Valladolid, La Carlota, La Castellana; nomi che rievocano secoli di colonizzazioni feroci, di imposizione arbitrarie, di possedimenti forzati, che segnano oggi il confine netto tra ricchezza e povertà, tra chi possiede e chi è posseduto.
La lucidità folle di Lolo implorava allora di accompagnarlo in quei posti lontani solo alla memoria, dove avrebbe potuto riabbracciare un parente-amico di scorribande, già scomparso. Insieme avrebbero potuto combattere ancora, contro il dittatore Marcos, nelle file dell'Npf, nascosti tra i bananeti, al limitare delle risaie. Lui aveva ancora l'arma, compagna vendicativa se mal riposta, con cui aveva ferito per sbaglio la sua unica e inerme figlia.
Oggi la sua follia s'era appartata e con gioia insperata lo ritrovo sereno, sorridente, a tratti accogliente e affamato. Mentre gusta il pane e il succo d'arancia che gli abbiamo portato intona una nuova canzone: “My darling, even if you leave, I'll always love you....”, dice d'averla composta lui...
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