giovedì 27 ottobre 2011

Luca 13,22


Quasi non riesco a crederci. È vero che ci sono dei momenti in cui uno crede di non poter proprio andare avanti. Ma si va sempre avanti, anche questo s’impara col tempo – però il passaggio che abbiamo intorno appare improvvisamente mutato, il cielo diventa basso e nero, il nostro modo di sentire la vita subisce dei grandi mutamenti e il nostro cuore diventa completamente grigio e millenario”.
Chi scrive stava per essere deportata in un campo di concentramento, sarebbe morta dopo pochi giorni, eppure le sue parole sembrano descrivere lo stato (quo o d’animo come volete) di molti di noi...
Vite ammalate, nate nella ricchezza e morte nell’ insoddisfazione che si costringono a vivere in un campo di concentramento mai dismesso, dentro prigioni costituite di “cose” che godono d’un tempo limitato, mortificando il corpo, riducendolo cioè ad un insensibile involucro precario di un’anima soffocata e umiliata, aggiungendo "atomi di odio" al mondo e rendendolo affatto ospitale.
“M’ ha preso la tristezza al pensiero del lungo cammino. Non e’ vero, Monsieur, che questo e’ del tutto naturale anche quando si sa che alla fine di quel cammino c’e’ la felicità?” domandava Margherita al Diavolo.
Non ricordo la risposta del Diavolo ma sono convinta della legittimità della domanda e più in generale di ogni domanda che tenta d’approdare ad una risposta degna di quella piccolissima parte d’Inifinito che ci portiamo dentro. E se essa combaciasse con l’ Infinito che è fuori, che è la Creazione di, per e con l’essere umano stesso, sarebbe l’arcobaleno...quello che ieri è apparso a Pontevedra dopo un violentissimo tifone durato 5 minuti. Segno che si va sempre avanti passando per le "porte strette", mentre siamo in cammino verso Gerusalemme...



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