Nel mio pellegrinaggio passato è stato tante cose che non ho saputo leggere, OGGI riesco a farlo spesso ma purtroppo non sempre.
Dio è stata la mia nascita dopo un “ritardo” di tre anni. Dio mio padre che pettinavo quando ero piccola sulla sponda del letto e che oggi mi rimprovera la sua calvizie, Dio mia madre che ho incolpato, allontanato e disapprovato per lunghi anni perchè mi parlava di Gesù e mi educava all'amore per il prossimo, di ogni prossimità, tranne che la mia; la mamma che oggi sento è l'unica che mi comprende veramente e mi sta vicina, mi coccola come nessuno al mondo, come soltanto mia madre farebbe!
Dio, è mio padre e mia madre, che hanno sempre accolto con i tempi imperfetti di ogni genitore le gioie e i dolori di quattro imperfetti figli e dei figli e delle figlie che bussavano alla nostra casa. Dio è il loro esempio, il carico materiale ma soprattutto emotivo che comporta l'Amore di ogni essere umano, qui lontano e lì vicino.
Dio mi spingeva fuori laddove le solitudini si facevano più marcate e poi mi prendeva per mano e mi riportava alle radici dove ho sempre tratto il coraggio di non cedere alle facili sicurezze anche se a volte mi sento stanca, tanto stanca di crepitare. Dio l'acqua che mi spegne, Dio la scintilla che mi fa riardere.
Dio è la mia perseveranza, la ricerca incessante del bene, di ogni bene che non sia solo mio.
Dio mi ha convinta della brevità delle distanze e mi ha trascinata sulle nuvole oltre i confini geografici che tagliano il Creato in linee rette e impongono limiti artificiali alla libertà che Lui ci ha donato. I tramonti dell'Albania, il calore delle persone e la loro accoglienza genuina erano Dio. I colori delle Filippine, l'oceano e la precarietà della vita dei pescatori e delle loro famiglie è Dio.
Sì il “mio Dio” è questa Libertà, quella con la lettera maiuscola, che non è, semplicisticamente, la libertà di “fare ciò che voglio” quanto piuttosto quella di “fare ciò che Lui vuole”. E Lui, Dio, vuole semplicemente che ciascun essere umano possa sentirsi amato, e quindi amare, per godere di un Dono che da solo conta e che si chiama Vita; quella che se scartata riesce a riversarti nel cuore felicità, incredulità, stupore paragonabili a quelli di un bambino che apre vogliosamente un regalo ricevuto senza domandarsi Chi ma solo Cosa.
Io invece, adulta pronta a “farsi bambina”, so Chi/cosa è per me Dio e Chi/cosa non è perchè ne ho fatto esperienza (e ho scelto di conoscerlo!) e se non Lo sperimenti non è fede. È religione per alcuni, pura astrazione per altri.
La mia fede, in quanto ascolto, è Dio in ogni parola che entra nel cuore dell'uomo, lo penetra a tal punto che non ha più via di scampo se non quella di togliere l'àncora e salpare verso l'ignoto (“Mistero”...) su una barchetta di nome “GRAZIE”.
La libertà che il “mio Dio” mi offre, e nient'affatto impone dal momento che sono dotata di libero arbitrio, è talmente grande che io non so gestirla poichè mi sento talvolta troppo grande, talvolta troppo piccola. Io infatti mi perdo nelle banali risposte. Allora, Lui che è Dio e mi ama, mi sussurra, spesso non troppo delicatamente, che sebbene le risposte possano essere banali oggi, le domande non dovrebbero esserlo affatto (“ricerca di senso” la chiamano...).
Ecco Dio quando mio fratello Giuseppe mi ha raccolto allo stato embrionale perchè chiusa in convenzioni sociali e religiose che nulla hanno a che vedere con Dio e mi ha sussurato: “Rò tu sei mia sorella...!” e poi mi ha trascinato nel mondo divertente delle droghe leggere dove ci perdevamo nelle guide spericolate a retromarcia in autostrada.
Dio sono i brividi che sento quando SENTO e un nodo mi stringe la gola fino a quando i mille pensieri non si trasformano in lacrime fruttuose che mi ricordano quanto sono fragile e intimorita. Dio sono le mie lacrime oggi se penso a mia nipote Esperanza che mi manca da morire, sono i capelli della piccola Penelope Astrid che mi fanno tanto ridere.
Dio è il mio bisogno di amare e di essere amata poiché, in quanto essere umano, l'accento cade sulla condizionalità dell'offerta.
Dio è il mio posto libero, che non è “mio” poiché non me lo sono comprato. È il (mio) posto donato a chi vuole provare come si sta dove la libertà ti conduce, a chi è costretto ad abbandonare il proprio posto perchè un altro essere umano, NON DIO, lo vuole doppio. Il (mio) posto libero, è il posto di chi non ha posto.
Il “mio Dio” è quello che per alcuni milioni “non è”, è uno dei tanti senza nome, è IL senza nome, quello invocato, quello deprecato, quello bestemmiato.
Dio sono le mie relazioni, gli amici di sempre e quelli di ieri, preti (“rematori speciali della Parola”), suore (donne da s-velare), atei e agnostici che ci tengono a sottolineare la differenza.
Dio è la voce che implora di essere ascoltata, mentre tutti credono che Lui stia in silenzio. È ciò che lega non ciò che divide. È il tutto Divino e il troppo Umano.
Dio è l'emozione profonda che accomuna me e il compositore della musica che ora sto ascoltando e che guida la mia mano sulla tastiera durante le ore notturne, in un impulso innarrestabile a scrivere, scrivere e scrivere tutto quello che per me è Dio, senza l'assurda pretesa di abbracciarlo in un foglio elettronico....
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